lunedì 5 novembre 2012

giovedì 27 settembre 2012

Where all is Magic

"Nelle tue braccia c'è un mondo perfetto!", sussurrò Amy tenendolo stretto, il viso premuto contro il suo petto, le dita strette sulla sua maglia. Sembrava che avesse paura di staccarsi, e vederlo andar via, come tutte le cose troppo belle. La verità invece era che con lui non aveva paura di nulla, e seppure quell' abbraccio, seppure quell' amore fosse durato solo un minuto, quello sarebbe stato il minuto perfetto che avrebbe dato senso a tutti i minuti che lo avrebbero seguito, e a tutti quelli che l' avevano preceduto.

sabato 15 settembre 2012

Quella che sono

Tutto
Ogni strada sbagliata
I treni persi e le corse
Le lezioni distratta a sognare
Le delusioni e le rinascite
I buoni propositi di capodanno
Le guerre generazionali
Baudelaire e Nietzsche
Le paure e le lacrime
Non arrivare a fine mese
Le ubriacate e i post sbornia
I "ce la farò" e i "non ce la posso fare"
La rabbia e le urla
Gli arcobaleni e i tramonti e le onde
Tutto
Ogni piccolo passo
E ogni inciampo
Era un passo per giungere a te.

lunedì 3 settembre 2012

Fool in Love

Anche se siamo un non-luogo e un non-tempo
Sei la Ragione del mio Passato,
il custode di tutte le case che ho abitato,
Il Fine Ultimo del mio Presente,
due braccia amorevoli protese in fondo al sentiero,
Il Sogno Proibito del mio Futuro,
le nuvole soffici tra i miei capelli.

venerdì 29 giugno 2012

That Devil in the details

Irrazionali
Tormentati dai desideri
Visionari
Sognatori di mezzogiorno
Divoratori di attimi
Così sono gli amanti che si sfiorano le anime
nella penombra dei loro incontri
Così gli artisti
che passeggiano per mano col Diavolo nei dettagli.

domenica 17 giugno 2012

Alice in wasteland


"Ma...quando imparerò ad usare le mie ali?".La ragazzina dagli occhi grandi aveva la più tenera espressione perplessa, come la prima, ingenua preoccupazione. Lui sorrideva. Le grandi ali bianche di Alice vibravano di tanto in tanto dietro di lei, proprio quando si arrabbiava, o si imbarazzava. Era così buffo! Tutto in lei fremeva, era un continuo divenire, il suo faccino ostinato, la sua smania di perfezione, le sue piccole paure.
Q uelle ali l'avrebbero portata lontano, ma lui le sorrideva.
Nessun luogo sarebbe mai stato troppo lontano per quel sorriso.
Drawing by Anna Iadicicco

martedì 12 giugno 2012

Desire in violent overture

Al mattino
caldo sapore di desideri agitati e puri
dolcezza del risveglio
e violenza.

domenica 10 giugno 2012

Rêverie

E ho sentito la tua bocca premere contro la mia,
e la tua lingua accarezzarmi il desiderio.
Ed era una follia il tuo stringermi esperto
e una vanità il tuo volermi.

venerdì 8 giugno 2012

Summer's coming again

E crederemo che durerà in eterno
proprio mentre l'attimo che siamo sarà già passato.

giovedì 31 maggio 2012

Our passion spent

He looked deep in her eyes, knowing exactly where his paradise was, needing nothing but her body and her soul to fly high above. He said just few words: "I knew you were special...but you are unique". The kind of words that make a girl become a woman.

mercoledì 30 maggio 2012

o u t o f l i n e

Sdraiata sul pavimento,poggiata sul suo fianco sinistro, disegnava sulle mattonelle fredde una linea col dito indice. Aveva gli occhi che guardavano lontano, oltre il muro, forse anche oltre il mondo, e sussurrava sorridendo:"guarda! Guarda il mio cuore! La senti la mia pelle? La vedi la mia luce? Convertiamoli! Convertiamo i sensi in qualcosa di straordinario, MAGICO, e lasciamoci portare la, dove si osa, e la follia è piacere...". Un momento di silenzio. Lui le si avvicino, non aveva capito bene le sue parole, ma voleva toccare quell'ombra che l'avvolgeva. Lei lo guardò con occhi dolci, gli occhi più incantevoli che lui avesse mai visto, e disse:"lasciati condurre dove non sai come ritornare."
Drawing by Anna Iadicicco

giovedì 24 maggio 2012

Il Poeta e la Sirena

Lo dichiarerebbero AMORE IMPOSSIBILE
Lei non puo' lasciare troppo a lungo le sue acque
E lui non sa resistere per molto alla forza delle onde
Eppure lei canta i versi delle sue poesie
Lui ha la sua musa riflessa nell' acqua sotto il suo scoglio

venerdì 30 marzo 2012

"L'uomo che saltò giù dal ponte"

"Vorrei fare qualcosa di grande, qualcosa di importante per l'umanità, qualcosa che mi faccia vivere in eterno e doni un po' di felicità in questo mondo infelice. Sono così inutile che non ho nemmeno più voglia di compatirmi.". E pensando quest' ultimo pensiero si disse di essere nel giusto, e saltò giù dal ponte.

Il ragazzo si svegliò di soprassalto, il botto che aveva sentito lo aveva spaventato e il cuore gli sembrava voler uscire dal petto mentre cercava di mettere a fuoco il mondo. Davanti a lui, disteso a terra, c'era un uomo, occhi chiusi, bocca aperta, sangue sotto la testa. Si passò le mani sugli occhi, il cuore non voleva smettere di correre, uscì dalla coperta e si avvicinò all' uomo. Qualcuno lo aveva spinto giù, o forse era caduto! Poi notò un biglietto stretto nella mano sinistra "vi libero della mia presenza, infruttuosa e superflua. Una volta amavo la vita, ma questo era prima che conoscessi le sofferenze dell'umanità.". Il ragazzo rimase pietrificato, quell' uomo si era tolto la vita gettandosi dal ponte, e proprio a due metri da lui.

Di li a poco si fece gente, tutti affacciati a guardare la polizia che girava intorno al corpo, l'ambulanza, e a fare supposizioni sul "poveretto" che era arrivato ad un gesto così estremo, sempre toccante per tutti. "Pare abbia lasciato un biglietto!" "Dicono che è stato trovato da quel barbone,quello che sta sempre sotto il ponte, ma c'è anche chi dice che non è poi improbabile che sia stato proprio lui a gettarlo giù dal ponte, si sa che questa gente vive di furti!"

Il ragazzo stette tutto il giorno a ripetere ciò che aveva visto, le domande cambiavano nelle parole ma non nel significato, ma lui fu paziente, e rispose a tutte, e si sentiva stanco e triste. In tarda serata lo lasciarono uscire, camminò a lungo per le strade della città pensando che non sarebbe più potuto tornare lì, sotto il ponte, dove dormiva da quasi due anni. Si sarebbe dovuto cercare un altro posto, ma in realtà dentro di lui sapeva che nessun posto gli sarebbe piaciuto, perché da quella mattina, da quando si era svegliato e aveva visto quell' uomo, aveva sentito che nel mondo c'era qualcosa di terribilmente sbagliato, e che forse nessuno poteva aggiustare. D'altronde anche lui era scappato da tutto e da tutti, anche lui aveva rifiutato la vita, non la vita in sé per sé, ma la vita della società, l'inutilità dei soldi, della corsa agli averi, dei rapporti falsi, nei quali i suoi genitori erano dei fenomeni. Lui un giorno aveva scelto di sparire e lasciare tutto per vivere di nulla, e in quel nulla aveva trovato la serenità, una sorta di pace interiore che gli consentiva di dimenticare tutte le brutture del mondo che aveva visto sin da bambino. Ma ora qualcosa si era rotto, e si sentiva inutile ed egoista.

Quando imboccò il vialetto di casa, una strana sensazione di calore lo riempì, era felice, e non lo era mai stato in quel vialetto. La villa era sempre la stessa, c' era qualcosa di diverso nel giardino, ma non seppe stabilire cosa, era così emozionato che gli venne un sorriso fisso mentre camminava lentamente verso la porta. Erano passati cinque anni, chissà cosa avevano pensato in tutto quel tempo. Fu difficile bussare, pensò al peggio, forse i suoi genitori erano arrabbiati con lui, forse lo avrebbero cacciato perché era un ingrato e li aveva fatti soffrire. Bussò. E fu tutto uno stupore, e lacrime, e abbracci e baci, e lui non capì nulla per un bel po di minuti. Quando le emozioni si calmarono un pochino presero a parlare, ma lui non riuscì a dire molto, negli ultimi cinque anni non aveva avuto tante occasioni per parlare con qualcuno, a nessuno verrebbe in mente di chiacchierare con un barbone.

Passò una settimana prima che ci fosse una parvenza di normalità nella famiglia ritrovata, ma tutti erano così felici che il passato non importava più niente. Il ragazzo però non era venuto per questo. L'emozione di rivedere la sua famiglia, che tanto aveva disprezzato in precedenza, non aveva cancellato l' immagine dell' uomo morto davanti ai suoi occhi, voleva fare qualcosa, perché ai casi lui non ci credeva. Aveva deciso di cambiare vita, e di fare una cosa che se non fosse mai andato via i suoi genitori non gli avrebbero mai permesso di fare, ma ora era tutto diverso.

Quando partì i suoi genitori piansero tanto, ma di gioia, perché avevano ritrovato un figlio ed erano disposti a tutto per non perderlo di nuovo. Guardarono l'aereo decollare, andava verso l' Africa, ma dopo un anno sarebbe ritornato, e con l' esperienza di volontariato avrebbe aperto un centro di assistenza per i poveri e i disagiati della sua città, e loro erano disposti a dare anche tutti i loro soldi, perché quei soldi li avevano privati della felicità per tanto tempo, e ora invece donavano sorrisi.

Certo l' uomo che saltò giù dal ponte non aveva potuto cambiare il mondo, e né poté farlo il ragazzo, ma regalarono un po' di speranza, un po' di fiducia nell' uomo, un po' di coraggio e soprattutto la certezza che nulla avviene per caso, e gli uomini vengono al mondo per lasciare il proprio tocco magico, piccolo o grande che sia, nella storia dell' umanità.

domenica 19 febbraio 2012

mercoledì 8 febbraio 2012

L'elementare bisogno di essere in due

Inquietante, interminabile momento
prima di addormentarsi
il farsi fumoso e terribile dei pensieri
vorrebbe poter cogliere
la pace
del vederti accanto
respirare dormendo
e allora si che sognerebbe
e si lascerebbe sognare.

mercoledì 1 febbraio 2012

Dell' indossare una maschera

Tu indossi una maschera, e io non so nulla del volto che nascondi, ma dall' osservarti, dalla curiosità, nascono delle supposizioni.
1)Tu indossi una maschera perchè pensi che al mondo non piaccia la tua faccia, perché a te non piace e dunque a chi potrebbe piacere.
2)Tu indossi una maschera perché sai che il mondo non accetterebbe la tua faccia, e sarebbe un peso troppo grande remare contro corrente e rischiare di fallire.
3)Tu indossi una maschera perché così è più facile, non devi guardarti allo specchio e prenderti le tue colpe perché il tuo è solo un ruolo.
4)Tu indossi una maschera perché ti conviene, perché è quella giusta, e ad ogni occasione ti garantisci un margine di successo scegliendo dal tuo cassetto quella adatta. Ti compiaci della scelta, le osservi con cura, le ami, e mentre riponi la vecchia sorridi allo specchio perché tu vinci sempre.
5)Tu indossi una maschera perché te l'hanno imposta, e tu non disobbedisci mai perché sai che è rischioso.
6)Tu indossi una maschera perché una faccia non ce l'hai, e quindi ti sei scelto la maschera più di moda, così non sarai mai solo e tutti ti ameranno perché i simili fanno branco, e il branco ha vita tranquilla.
7)Tu indossi una maschera perché una faccia ce l'avevi ma la battaglia l'hai persa, e hai paura di restare nudo e mostrare le cicatrici.
Io sono nudo, e non ho freddo né vergogna.
All'occorrenza indosso una maschera, perché talvolta così si conviene, per non sciupare la faccia.


drawing by Anna Iadicicco

bianco vuoto

Fuori, oltre il vetro,oltre la tenda un po' scostata, il cielo è plumbeo.
L'aria è come densa di cenere.
Sembra si respiri cemento la fuori.
Eppure il mondo gira, la gente vortica,
ognuno nella propria vita,
la chiamano routine!
A me viene da chiamarla paura.
Stare immobili
e rischiare di sentire la propria voce
fa paura ai sani di mente.

mercoledì 18 gennaio 2012

The Life After

E mi dissero che dovevo andarmene, che dovevo trovare il mio posto nel mondo. Io non capivo, non sapevo quale fosse il mio posto nel mondo, quale fosse la mia missione. Non sapevo dove si trovasse casa mia, né se ne avessi una. E dov'era il mio talento? Qual era il mio dono! Io non sapevo nulla, e non mi conoscevo. Ma dovevo andare, si me lo ripetevano sempre, dovevo andare! Dovevo cercare il mio posto nel mondo.
Poi mi innamorai, e fu una storia bellissima, di quelle che cominciano con "c'era una volta", e loro smisero di dirmi che dovevo andare per il mondo a cercare il mio posto. Forse credevano che l'avessi trovato, accanto alla donna che amavo. E io mi sentivo leggero,e non mi interessava più sapere quale fosse il mio dono, perché mi sentivo a casa, mentre prima non sapevo di averla.
Ma la storia finì, e non finì con "happily ever after". E loro mi dissero che dovevo andare, che dovevo cercare il mio posto nel mondo. Si erano sbagliati, si erano sbagliati tutti, e io non avevo più una casa. E mi sentivo forestiero, e il mondo era pesante.
Poi incontrai il conforto di un amico, e mi diceva che ero bravo, e io sapevo fare tante cose. E le facevo tutte, mi piaceva fargliele vedere. Ma un giorno se ne andò, perché doveva seguire la sua strada, e io non capivo, perché le strade c'erano anche li, ma lui doveva seguirne una lontana. E loro presero a dirmi che dovevo andare, che non potevo restare, che dovevo sbrigarmi a trovare il mio posto nel mondo, ché altrimenti non l'avrei più riconosciuto. Io per timore abbandonai tutte le cose che sapevo fare, e che mi piacevano, anche perché non avevo a chi farle vedere, e mi misi a vagare tra mille possibilità ma non feci nulla, perché non conoscevo il mio dono, e quale fosse il mio talento.
Poi un altro giorno – la vita ne è piena – mi dissi basta, che non li avrei più ascoltati, che erano dei bugiardi e che non capivano nulla. Ma loro continuarono a parlarmi, e passarono tanti, tanti giorni, che non saprei raccontarli, e io non li ascoltavo, perché ero cambiato. Arrivò anche il momento in cui me ne dimenticai, dimenticai le parole che mi dicevano perché il loro parlare era un sottofondo così familiare da sembrarmi vuoto, e la vita mi andava bene e non avevo tempo per pensare al mio posto e al mio dono.
E così mi ammalai, di una malattia che solo la morte può guarire, mi ammalai di vecchiaia. E la vecchiaia mi faceva danzare davanti agli occhi tutti i giorni passati, tutti quei giorni che avevo dimenticato, e loro mi consolavano, dicendomi che io avevo un dono, ma io piangevo perché non avevo mai saputo di averlo. E mi confortavano dicendo che avevo una casa, ma io sospiravo perché erano tante e le avevo credute perdute. E mi salutavano, perché dicevano di non avere più nulla da dirmi, ma io sorridevo perché era un arrivederci, io lo sapevo, adesso sapevo tutto, e mi conoscevo, e conoscevo il mio gusto per gli "arrivederci".

martedì 17 gennaio 2012

Autunno 2011

E' tornato l'autunno
e il vento ha riportato la musa
la vorticosa tragicità delle foglie morenti.

Inchiostro parole inchiostro

Si agita giusto al centro del petto
questa smania
di creare
di divenire
di credere
di resistere
affonda le sue unghie nell'autostima, ribelle
alla quiete del corpo
inchiostro parole inchiostro.